UNA FRISELLA SUL MARE – Perché procurarselo anche se metterete piede sulla sabbia l’anno prossimo.

Ok, ok, l’estate è finita. Ma se la Canzone del Sole quest’anno non potrete più cantarla durante un falò, vi resta sempre la doccia! E magari, nel frattempo, potrete mettere sul fuoco il ragù  per ottimizzare il tempo. Ecco perché non potete non dare uno sguardo al libro musical-culinario che d’inverno fa compagnia ma di cui non si può proprio fare a meno d’estate. La mia l’ha segnata, e a suon di risate.

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Si intitola Una frisella sul mare, canzoni, ricordi e ricette da spiaggia (Lupo Editore) ed è l’ultima trovata della crew di Fornelli Indecisi (un concorso di cucina “dozzinale” di cui vi parlerò prestissimo) guidata dal giornalista Pierpaolo Lala che, con il collega Osvaldo Piliego – dopo aver scalato le classifiche con 50 sfumature di fritto (Lupo Editore) – ha pensato bene di onorare uno dei paradossi più assurdi dell’estate, specie quella salentina. Che siano i lidi modaioli di Otranto o le pinete ombrose di Gallipoli, in estate nel Salento anche con quaranta gradi non si rinuncia allo “stanato”: termine dialettale per indicare tegami o teglie d’acciaio che, dalla parmigiana alla pasta al forno, contengono ogni tipo di comfort food non contemplato nelle tabelle di dietologi, nutrizionisti e maniaci della linea.

Il libro racconta quali sono i  cibi prediletti sotto gli ombrelloni salentini con tanto di ricette, che compongono una delle tre parti in cui è diviso. Le altre due sono dedicate ai grandi successi anni ’80 e ’90 (io li adoro, non so voi!) e a degli inediti racconti legati a ricordi d’infanzia tra i mari pugliesi di giornalisti, foodblogger e appassionati di buona cucina.

Ve lo consiglio perciò non solo per imparare i segreti di piatti pesantissimi che solo le nonne ormai ci preparano con amore (ce n’è anche una della mia ;) ) e per leggere esilaranti racconti di vita vera legati al cibo e alle spiagge che sulle guide commerciali della Puglia non troverete mai. Né solo perché ci sono tutte ma proprio tutte quelle canzoni  che – confessatelo! – cantavate a squarciagola quando c’era il Karoke di Fiorello in tv, ma proprio perché è tutto questo mix che è divertentissimo. Nella sua estrema semplicità. E, secondo me, di semplicità e spontaneità c’è sempre bisogno.

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